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L'antica Comunità Feudale (Università) PDF Stampa E-mail
Scritto da Ginkgo Garden   
Domenica 08 Giugno 2008 19:10
Sin dai tempi dell'antica Roma, le "Universitas" ebbero scopi di mutuo soccorso e la giurisdizione di ogni forma di controversia. Successivamente parteciparono direttamente al governo della cosa pubblica attraverso una serie di attività rivolte a tutelare ed a promuovere gli interessi della comunità.

Cominciarono a declinare a partire dal XVI secolo, si estinsero alla fine del XVIII secolo per una serie di ragioni, tra cui la più importante è da individuarsi nella tendenza delle baronie ad accentrare tutte le più importanti funzioni della vita politica ed economica delle comunità.
Le Università erano rette da un Sindaco, da due Eletti, da due Aggiunti e da un Cancelliere.
Il Sindaco e gli Eletti curavano tutti i problemi amministrativi della Comunità. Il Cancelliere redigeva gli atti e conservava i Registri Catastali e quelli delle tasse.
Altra figura del governo delle Università era il Governatore o Capitano, di nomina baronale, che svolgeva funzioni di magistrato e di ufficiale di polizia.
Il governo durava in carica un anno (dal 31 agosto al 1 settembre dell'anno successivo).
In pratica, però, l'arbitro della situazione dell'Università era il feudatario.
Dal governo delle Università facevano parte anche le Commissioni catastali che compilavano il Catasto Fuocatico (numerazione delle famiglie), che si espletava periodicamente in tutti i paesi del Regno di Napoli. Secondo il Trinchera consisteva nelle "notazioni delle famiglie, talvolta colle possidenze, aggravi e disgravi di fuochi per individui defunti o passati ad abitare altrove"53.

Questo tipo di compilazione catastale resterà in vigore sino al 1741, quando con Carlo III ebbe inizio il Catasto Onciario.
Le condizioni del regno di Napoli all'ingresso del Re Carlo III di Borbone erano, almeno dal punto di vista sociale ed economico, quanto di più disumano si potesse immaginare. Relativamente allo scarso consumo di grano, nella "Statistica" del Ricchione del 1811 (la descrizione è più che mai valida anche per epoche precedenti) si legge: "In genere le popolazioni di Terra d'Otranto inclinano nell'erbivoro. Li contadini non assaggiano la carne che tre o quattro volte all'anno nelle maggiori solennità.
La base di nutrimento delle popolazioni di Terra d'Otranto è nel pane, nei legumi, nei vegetali. Per pane si intende quello fatto di farina d'orzo: "riservando il pane di frumento per i malati e convalescenti e per farne pappa ai bambini".
Carlo III fu animato da molta buona volontà nel rimediare alle tristi condizioni del suo regno, per cui condonò alle Università, debiti verso lo Stato, fissò franchigie per terre incolte che passavano a coltura, vietò alcuni privilegi al clero e ai baroni, istituì un'organica legislazione tributaria, volendo attuare il principio secondo cui l'imposta doveva essere proporzionata al reddito.
In forza di ciò, ogni cittadino aveva l'obbligo di dichiarare al fisco, sotto il vincolo di giuramento (rivela) la situazione patrimoniale ed eventuali pesi sostenuti. Severe sanzioni erano previste per il caso di "rivele" infedeli. Una volta accertata l'esattezza delle dichiarazioni, una commissione composta da sei membri, nominati dal Parlamento Generale, redigeva in doppio originale il "Libro Onciario" detto così perché la valutazione dei beni veniva fatta in "Once", antica misura di peso e moneta di conto54.
Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Giugno 2008 21:40