L'antico Paese


 

L' aggregato edilizio più antico di Castrignano dei Greci rivela - a tratti - qualche esemplare di architettura spontanea e colta riferentesi ai secoli XVI - XVII - XVIII.

Tra questi esemplari possiamo indicare:

- Palazzetto "Greco" in via Dante 17 con caratteri costruttivi del '600;

- Palazzetto "Donateo" in via Costantinopoli 2 che si ritiene del '500;

- Casa - corte cinquecentesca, in Largo S. Martino 14 - 15; di cui si conservano in buono stato le coperture a tetto con cannucce a tegole;

- Casa - corte in via Fr. Monosi 52 il cui portale di ingresso risale agli inizi del '700;

- palazzetto con finestra cinquecentesca in via S. Onofrio, sulla cui architrave c' è una scritta latina 49.". 
                                                            
 L' aggregato edilizio anzi detto è raccolto attorno al Castello baronale, alla Cripta bizantina, alle Pozzelle, articolato rispettivamente nel Largo Varrata, Largo S. Onofrio, Largo Farì. Questi spiazzi, nel '700, erano collegati attraverso stradette tortuose (strittule) quali, per esempio: vico lo Celso, vico le Site, vico Costantinopoli, vico Clàdeci o Chiàdeci (via Martiri), vico Alogna (via Fr. Monosi), vico Fanciullino (via conti - via V. Veneto), vico Savìne = 's avìne = alle Biade (via C. Battisti), vico della Congregazione (via Arciprete De Mitri)50. Le denominazioni di detti vicoli erano date da qualche particolarità dei luoghi, dal nome di qualche persona nota che vi abitava o da maldicenze paesane come queste:
 

Ampì stin aglisìa
gheno senza cardìa.
Ambrò sti mmesi
vàddhune o càntaro na chesi
Apànu sto Farì
Vròmise ce vromì
Acàu sti Vvarràta
Lacquare ce cracàja
Condò sto chao
n' es cafsi o pao
Dietro la chiesa
Gente senza cuore
In piazza 
mettono il vaso per defecare 
Sul Farì
puzzò e puzza
Sotto la Varrata
pozze e rane
Vicino alla "chao"(vora)
le bruci il gelo.

(anonimo) Nel '700 a Castrignano vi erano, altresì: Luogo detto la Piazza, vico delle Puzze oppure sotto le Pozzelle, luogo detto dietro lo Castello, vico detto La via Nuova, vico detto dietro la chiesa di S. Nicola, Largo Castello 51. 
Nella foto: la villa comunale di Castrignano "Piazza Castello" 

A tali stradette s' innesta ancora qualche cortile monofamiliare o multifamiliare ("curte" oppure "avilì" in greco) che ricorda l' antica casa ellenica. I cortili danno sulla strada o su uno spiazzo. Ai loro lati vi sono più vani per le diverse esigenze della famiglia, ogni tanto un sedile di pietra, al centro la cisterna. In fondo al cortile la camera da letto con l' orto retrostante e il locumùna (luogo comune o cesso). I confini delle case vengono a volta indicati con punti cardinali: scirocco, borea, levante, ponente.

 

 

* * *

 

Queste case serbano una eredità di tradizioni e di civiltà rurale e magica di cui vogliamo qui dare qualche esempio. Non è difficile che ancora oggi le donne anziane parlino con aria misteriosa de riti per impadronirsi dell' acchiatura: 52 sono parole pronunciate sottovoce, come con vergogna, ma dette e ripetute. "Ma poiché è impossibile trovare l' oro senza la magia, una volta erano i monaci a custodirlo, oggi è il diavolo, bisogna uccidere tre pecore sul luogo del tesoro e versarne il sangue. Solo allora il demonio lascerà scoprire il tesoro sepolto da lui custodito". Per i contadini poveri, poi è una vera ossessione: a volte è pura fantasia, a volte è racconto tramandato da molto lontano che ricorda tesori realmente sepolti e abbandonati da principi, nobili, soldatesche in fuga, monaci o saraceni, in una terra che ha subito dominazioni e invasioni straniere dal X secolo prima di Cristo fino al 1860.

 

* * *

 

A Castrignano le donne anziane vestono quasi tutte, di nero e con i fazzoletti neri legati attorno al volto. Incontrarle nei campi, sembrano avvolte di tenebre. Alcune di esse, fino a non molto addietro, erano prefiche cioè cantavano il "lamento" intorno al morto: cantano in greco, ma sottovoce, battendo i piedi e gesticolando. La più anziana, poi, dirigeva questa cerimonia precristiana, secondata dalla altre dolenti:  "Nina cuntento, pos den su varì   t' òrio soma pukratì ma 'sena?     Echo na clafso 's oti moveftì!" _ (O tomba felice, come non ti pesa il bel corpo che tieni con te?      Starò a piangere fin che non ti muova!)

 

* * *

 

Ormai non ci sono più queste cerimonie, infatti, non solo questi canti, ma tutto ciò che era tradizione e lingua appartiene ormai al passato. Tutto si è sfaldato si è trasformato. La necessità di inserirsi per seguire la scia del progresso, in un primo tempo ci ha sdoppiati, poi assorbiti, quasi travolti nella grande macchina della società. Non si parla più greco, non si seguono più tradizioni. Molti emigrati in Svizzera lavorano in fabbrica e guadagnano bene. Vengono solo per la festa del paese e per riabbracciare i figli che lasciano in paese con le nonne per frequentare le scuole Italiane. Ma non sono più gli stessi. Tornano sempre più estranei e distaccati. La lunga permanenza in un mondo del tutto diverso, li ha cambiati e il paese ne risente e cambia con loro. I più giovani, educati all' idea di essere "cittadini del mondo", non sentono più il naturale istinto di "tornare a casa", perché "casa", ormai, è ovunque e decidono, quindi, di restare nel posto che offre lavoro e vita agiata. A loro, riti e tradizioni non dicono più niente: zappare, tessere, non sapere né leggere né scrivere partire da lontano, credere nella "petra prena", partorire molti figli, essere morsi dalla tarantola, fare ex - voto, sono espressioni e fatti incomprensibili, eppure sono segni di secoli di culture diverse che si sono fuse in un tutto. Ripercorrendo il cammino millenario dell' uomo, lo troviamo tutto istinto, che poi, diventa cultura, e dalla cultura nasce la tradizione. E l' una e l' altra, sostenute da perseveranza e rassegnazione millenarie millenarie sono state il cemento potente di tutta la costruzione che affonda nel passato vertiginoso, dall' epoca della pietra ad oggi, dal menhir al "sannà", dal "sanna" alla Cripta di Bisanzio, alla chiesa sino al Castello del barone.

49) I dati degli impianti suddetti sono stati rilevati da una publicazione del primo censimento dei Beni culturali di Castrignano dei Greci, a cura  del C.S.P.C.R. di Maglie. Ovviamente questi non sono gli unici impianti esistenti.

50) I nomi di queste vie sono stati rilevati dal volume B - 29 - Catasto Onciario 1700 - A.S.L.

 

Da: Castrignano dei Greci di: Angiolino Cotardo




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